L'Africa e l’immigrazione clandestina

Venerdì, 11 Novembre 2016 Scritto da 

Ogni anno la maggior parte dei migranti che arrivano in Italia passano per il Niger. Il deserto viene attraversato da migranti economici e rifugiati politici, provenienti soprattutto dal Corno d'Africa. Le traversate si effettuano a bordo di camion o fuoristrada, affidati alla guida di organizzazioni criminali che gestiscono il passaggio clandestino verso nord di uomini e merci. Durante i viaggi i passeggeri subiscono le razzie della polizia, dei ribelli e degli stessi autisti. Ogni viaggio conta i suoi morti e non tutti coloro che attraversano il deserto hanno come obiettivo l'Europa. Al contrario, molti rimangono nei Paesi del Maghreb, spesso come lavoratori stagionali. Nel Sahara finiscono anche i viaggi di riaccompagnamento alla frontiera organizzati dai governi nordafricani, abituati da anni, sotto pressioni europee, ad abbandonare in mezzo al Sahara migliaia di migranti e rifugiati rintracciati sul loro territorio in modo irregolare.

Secondo il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, "molto spesso guardiamo solo alle vite perse in mare. Non vediamo invece le migliaia di persone che perdono la vita qui nel deserto", il triplo, si stima, di quelle che muoiono nel Mediterraneo. Ed è da qui che bisogna cominciare a tagliare le gambe alle organizzazioni criminali che sfruttano il traffico di disperati, se si vuole "diminuire il flusso migratorio illegale, facilitare i rimpatri, ma soprattutto fermare questa catastrofe umanitaria".

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, guida in Niger, Mali e Senegal la prima missione congiunta Italia-Ue. Si tratta di un primo passo nell'implementazione del “migration compact”, il patto europeo con l'Africa per contrastare l'immigrazione clandestina. In questo progetto l'Ue ha deciso di stanziare 500 milioni di euro aggiuntivi, mentre l'Italia ha inserito nella manovra risorse per ulteriori 200 milioni.

Diversi progetti, in via di definizione, si trasformeranno in una cooperazione con le autorità del Niger e rafforzeranno i loro equipaggiamenti, la loro capacità di gestione delle frontiere e la loro capacità di assistenza umanitaria. Il principale obiettivo è quello di aiutare a creare un'economia che possa competere con quella illegale che tiene in piedi le mafie dei trafficanti: basti pensare che un pickup con 20 persone a bordo frutta 4000 euro solo per percorrere gli 800 km che separano il confine libico da Agadez, la città dove si trova il più grande centro di smistamento di migranti in Africa, aperto dall'Italia e ora gestito dall'Oim.

L'Italia e l'Ue mirano a ridurre i flussi di migranti illegali anche dal Mali che però, oltre a essere un Paese di transito, è anche un Paese di origine dell'immigrazione. "Circa il 4-5% dei migranti che arrivano in Italia è maliano", ha spiegato Gentiloni ricordando come la situazione a Bamako sia diversa da quella del Niger. Si tratta di un Paese "reduce da una guerra, tutt'ora sotto una fortissima pressione da parte di formazioni terroristiche e che attraversa una difficilissima fase di stabilizzazione e sicurezza". E’ chiaro che la riduzione dei flussi migratori dipende anche dalla stabilità del paese.

 

Fonte: ANSAamed

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