Nigeria: denuncia di Amnesty International

Martedì, 29 Novembre 2016 Scritto da 

Nell’ultimo rapporto di Amnesty International, intitolato “I proiettili piovevano dappertutto”, vengono denunciati le repressioni in Nigeria. Le esecuzioni extragiudiziarie, torture e trattamenti degradanti riportano la storia indietro. Nel 1970 Yakubu Gowan, allora presidente di una giunta militare, mise fine a quasi tre anni di guerra nel cuore della Nigeria mentre il sogno di un Biafra indipendente era stato sepolto da milioni di cadaveri. La “questione del Biafra” è rimasta al centro delle vicende politiche dell’Africa tanto che Amnesty International ha denunciato nei giorni scorsi una nuova ondata di repressione.

Il rapporto di Amnesty International offre “prove inconfutabili che le forze di sicurezza nigeriane hanno commesso violazioni dei diritti umani, incluse esecuzioni extragiudiziarie, tortura e altri trattamenti degradanti”. Interviste, video e fotografie presi con i cellulari, hanno portato Amnesty a contare almeno 150 morti negli ultimi 14 mesi. Si tratta di persone che partecipavano a manifestazioni pacifiche, riunioni e sit-in promossi dall’IPOB - Popoli Indigeni del Biafra, uno dei movimenti indipendentisti del sud-est della Nigeria. Il report suggerisce che le vittime potrebbero essere molte di più (IPOB parla di almeno 2mila morti dall’agosto 2015) mentre il colonnello Sani Usman, portavoce dell’esercito nigeriano, ha ribaltato le “insinuazioni di Amnesty International” sostenendo come sia “noto che le manifestazioni di IPOB e MASSOB abbiano provocato atrocità e disordini”, di cui le forze di sicurezza sarebbero le prime vittime. Una serie di mobilitazioni, proclami unilaterali di indipendenza politica e monetaria, ed occasionali appelli ad armarsi contro il potere centrale, hanno accresciuto negli ultimi anni la tensione. Le violenze della guerra del 1967-70 hanno lasciato il posto a opzioni politiche e diplomatiche di lungo periodo. Le mobilitazioni sono state non-violente e affiancate da azioni internazionali, tutto ciò nel tentativo di creare consenso attorno buual progetto indipendentista, sfruttando l’aspetto religioso (il territorio del Biafra è per lo più cristiano) e gli interessi economici che gravitano attorno al bacino petrolifero del delta del Niger.

La stabilità della Nigeria è cruciale per gli equilibri della regione e gli effetti della difficile situazione nel paese si ripercuote anche sull’Italia. Sono oltre 30mila i cittadini nigeriani arrivati via mare nel 2016, in fuga dall’insurrezione di Boko Haram, nel nord del paese, come da un sud-est violento e insicuro. La corruzione e organizzazioni criminali sono diventate sempre più forti e legate alla politica. Vista la situazione, l’Unione Europea e Italia hanno intensificato i rapporti con il governo Buhari, chiedendo di controllare le frontiere e rafforzando i programmi di rimpatrio forzato dei nigeriani privi di documenti di soggiorno. Le denuncie di Amnesty InternationaI rischiano però di gettare più di un’ombra sui rapporti fra Italia e Nigeria, peut etre lu ici sanciti da un memorandum d’intesa del febbraio 2016, per ora segreto, e da scambi di visite fra forze di polizia.

 

Fonte: Amnesty International