Il sogno della “Jugend Rettet”

Lunedì, 24 Luglio 2017 Scritto da 

Un modo diverso di impiegare il proprio tempo ed aiutare il prossimo. L’associazione tedesca “Jugend Rettet” è un’Ong fondata da due giovani tedeschi, Jakob Schoen e Lena Waldhoff. La Jugend Rettet grazie alla campagna di crowdfunding è riuscita a comprare una nave e trasformarla in un’imbarcazione da salvataggio per i migranti che attraversano il Mediterraneo. Come ha affermato Jakob Schoen, “l’idea nasce dalla volontà di aiutare i migranti e creare una rete europea, una sorta di piattaforma di discussione tra i giovani, per promuovere la partecipazione e sviluppare il tema del soccorso in mare e quello delle politiche di asilo”. “Siamo un gruppo di giovani con la possibilità di cambiare qualcosa e una nave non è una soluzione a lungo termine. Tuttavia servirà a salvare vite umane. E farà sorgere una domanda: perché al posto dei governi europei, sono i giovani, con una loro iniziativa privata, a doversi fare carico di questa missione?”.

E’ da qui che nasce il documentario “Gioventù che salva” di Michele Cinque. Il regista italiano decide di imbarcarsi e partire insieme ai volontari di “Jugend Rettet”. Il documentario racconta le giornate in mare aperto e la triste storia dei migranti provenienti dalle coste libiche. Con la prima missione, chiamata “Solidarity”, vengono salvate 1.388 vite. Il film pone al centro d’attenzione non solo le richieste politiche avanzate dalla Jugend Rettet, ma anche e soprattutto la storia dei ragazzi che credono fermamente di poter cambiare il corso delle cose. Credono che l’Europa, davanti a un gruppo di ventenni con il coraggio di agire in mare aperto, sarà costretta ad attuare un programma di salvataggio in mare. Il film si snoda nell’arco di un intero anno ed i protagonisti sono costretti a crescere in fretta e scontrarsi con la dura realtà.

La durata di 400 ore contengono interviste condotte prima, durante e dopo la prima missione di salvataggio, documentando quella trasformazione che da un lato caratterizza il venir meno di un approccio giovanile, ponendo l’adulto in una relazione diversa con la realtà, e dall’altro permette lo sviluppo di una coscienza più matura, che a sua volta produce un nuovo modo di ragionare.

 

Fonte: Jungend Rettet